martedì 9 dicembre 2014

Adriano Gabriele Gagetti: Ricordi sopra una squadra di calcio vecchianese (Prima puntata)







Adriano Gabriele Gagetti

RICORDI SOPRA UNA SQUADRA DI CALCIO VECCHIANESE
(Prima puntata)


I

Questa foto è fantastica - si riferisce ad una Partita organizzata al Circolo Comunisti di Vecchiano, quando il Bar era ancora davanti al Comune. A Vecchiano quel BAR veniva apostrofato simpaticamente il BAR DEI MAIALI. L'espressione non era offensiva come potrebbe sembrare, era, come dire un luogo comune - il bar aveva questo appellativo in conseguenza di utilizzi predenti dei locali (almeno così mi risulta) e costituiva uno dei massimi luoghi di aggregazione, insieme al limitrofo muretto prospicente il cinema Olimpia che venne definito il MURO DEI PEONAS - Non Peones, proprio PEONAS. 


II

All'estrema Sinistra della foto, destra per chi guarda, il fisico da spiaggia di Maurino il Puntoni, che Battente rimodificò in Puntazza. Epico personaggio d'altri tempi - al tempo credo che fosse già stato licenziato dall'Italsioux, fabbrica di scarpe in Zona Riso Bimbo (oggi non c'è più) e divenne celebre la sua frase "Ma ci pensi m'hanno licenziato me che sgobbavo più di Domenghini ai Mondiali del 70" - Nonostante la partecipazione a quella partita Mauro di solito non entrava nel Circolo, la sua timidezza gli impediva di prestarsi ad oggetto di lazzi e scherzi (sport preferito a Vecchiano) per cui sostava con l'eterno pacchetto di MS dure a fumare in piedi appoggiato al muretto dei peonas. In quella posizione poco statuaria avvolto sempre in abiti neri, evitate con destrezza le frecciate di Batteria, selezionava le persone con le quali poteva aprirsi nel suo leit motiv prevalente. Io ero uno di quelli che lo ascoltava, la mia indole mi impediva di schernirlo, ma spesso e volentieri cascava nelle fauci di Satariano, caro amico scomparso, che con abile maestria strappava delle confessioni epocali a proposito delle sue frequentazioni sessuali a mezza macchia. Un personaggio notevole, potrei dire molto felliniano, un narratore di se stesso e delle sue abitudini, fra cui il già ricordato pacchetto di MS dure. Non so chi ebbe a chiedergli una sigaretta e la sua risposta fu: - Non posso ce n'ho diciotto sole!



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Fabrizio Leoni: Camminare dicendo una "cea" vol dir penare ridendo


Vecchiano: Torre campanaria del 1300




Fabrizio Leoni

CAMMINARE DICENDO UNA “CEA” VOL DIR PENARE RIDENDO

Curiosa l'espressione che ho raccolto stamani da un paesano che a piedi mi veniva incontro... alla mia domanda : o da dove vieni a quest'ora.... la risposta è stata ìale dé o 'aminato na cea !
Ora a parte la colorita espressione tronca del "maiale dé " (in questo de o dé non ci sta un deriva livornese?, NdR) la curiosità sta nella " cea" come unità di misura al contrario... la "cea" piccola anguilla appena nata presa come esempio per dire invece di aver camminato tanto...


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(L’uso del paradosso, del contrario, del rovescio linguistico iperbolico è caratteristico dei toscani, ma in molti vecchianesi di un tempo diventava un’epica umoristica esilarante. Poi io necessito dell’interpretazione dei miei amici in paese, che lì sempre vivendo, ne san più di me all’estero. Questo sia chiaro, posso soltanto dare una cornice linguistica narrativa, NdR, Accio)








Fabrizio Leoni: "Canaccio didissi" secondo mio nonno Adelmo.




Fabrizio Leoni

"CANACCIO DIDISSI” SECONDO MIO NONNO ADELMO

D'accordo con Adriano (Riferimento al precedente post su VuP, di Adriano Gabriele Gagetti "Sull'imprecazione Canaccio di dissi", dell'8.XII.2014, NdR) sulla pseudo metafora blasfema ed è molto suggestiva la teoria "Don Franco" (Adriano Gabriele Gagetti ipotizza un ruolo “calmieratore" di Don Franco verso le espressioni più crude dei giocatori di carte tal da spingere ad espressioni vernahole ermetiche “Canaccio di dissi" o "Canaccio didissi", NdR) come ...l'espressione a mia memoria era già in voga nei primi anni sessanta perché ho ricordi molto nitidi di mio nonno Adelmo che quando era incazzato e voleva che la discussione con l'interlocutore di turno (mia nonna, mia mamma, i miei zii) finisse li in quel preciso istante sparava un "canaccio didissi " secco e perentorio come a star indicare " basta ho ragione io e finiamola qui !!!
Non essendo Adelmo un frequentatore dei "Repubblicani" (bar sulla piazza Garibaldi a Vecchiano, NdR) e tantomeno nei primi anni sessanta appassionato di pallone e coppe non credo possa aver sentito l'espressione in questione in quel frangente visti i tempi anacronistici ma sarebbe curioso fare una ricerca più approfondita per ricercarne la vera nascita!

(le diverse interpretazioni, se proseguiranno, verranno poi raccolte in altro post su L’Olandese Volante, NdR)





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lunedì 8 dicembre 2014

Gabriele Adriano Gagetti: Sull'imprecazione "canaccio di dissi"


Padule di Vecchiano - Parco




Gabriele Adriano Gagetti

CANACCIO DI DISSI


“Canaccio di dissi" tipica imprecazione vecchianese. Molto duttile concreta l'imprecazione vecchianese arriva addosso come una lama tagliente - ha un suono secco senza prolungamenti di vocale perché viene immediatamente "sérata"  (serrata) dalla labbra che si chiudono a morsa.


L'espressione richiamata  in realtà era una pseudo metafora blasfema che di fatto alleggeriva quello che in realtà nascondeva ovvero l'offesa a Dio. Vecchiano per quanto autodefinatasi terra di atei e laici incalliti manteneva come del resto tutte le comunità rurali un forte attaccamento ai propri i due parroci allargati a tre perchè in quei tempi il nostro Renatino che oggi è il parroco del paese faceva pratica da prete. Penso che questa espressione sia nata al Bar dei Repubblicani dove, Don Franco Nannipieri, juventino incallito, si recava in occasione del mercoledi' di Coppa a vedere le partite. Don Franco si piazzava in prima fila, fra il Cimpo e Molo. Il Pallera piccolo stava sempre in piedi e dietro tutti gli altri, fino a sei fila di sedie impagliate o plastificate piene zipille di consuma corretti al rhum. Evidentemente la presenza di Don Franco alleggeriva i toni e quella che avrebbe avuto voce blasfema fu trasformata in imprecazione a libera interpretazione degli astanti. Don Franco curato intelligente e acuto in un certo qual modo con questa partecipazione di fatto agiva da evangelizzatore perfetto.


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Gabriele Adriano Gagetti: Il Vernaholo di Vecchiano. Piccola nota domenicale


Marina di Vecchiano ed Alpi Apuane sullo sfondo




Gabriele Adriano Gagetti

IL VERNAHOLO DI VECCHIANO
(piccola nota domenicale)

Trovandomi nella condizione di chi ogni anno si trova a confrontarsi con tutti i vernacoli della nostra bella e ineguagliabile Toscana, sono addivenuto a concludere quanto segue: - Il vernacolo vecchianese è un isola linguistica non ha riferimenti altrove e ciò è dimostrato che una volta superata la Baccanella a monte e il curvone di Nodica a valle (per citare Libero di Rubettone cambia espressione e suono. In Toscana esistono altre isole linguistiche ma sono incomprensibili tanto da essere dei veri dialetti (Montignoso - Colonnata). Il nostro vernacolo è unico e spero che tutti i vecchianesi di buona volontà continuino a parlare e diffondere. Non immaginate quanto sia divertente per chi vive in Val di Nievole o nelle colline del Mugello sentire il nostro idioma. A Prato un cliente mi disse: - quando parli con quel gergo sembra di sentire Mario l'Impresario di Panariello. Il vecchianese non è solo parola, è anche suono e movimenti del corpo.


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sabato 6 dicembre 2014

Di Scalzo - Gagetti: Scuola di ieri e di oggi. Scambio epistolare da Facebook




Claudio Di Scalzo e Marzio Guanella. Dicembre 2014 
Preparazione per la recita teatrale natalizia. 
"L'angelo verde-nero parecchio grullo ma sincero" 
 Classe V A Ragioneria - ITCG-LICEO di Chiavenna.




DI SCALZO - GAGETTI

SCUOLA DI IERI E DI OGGI


(CLaudio Di Scalzo) - In questa classe, come del resto in quella dell'anno passato, il mio insegnamento multisegnico e multimediale ha dato il massimo nella collaborazione con studenti creativi e simpatici. La lavagna-web in classe ci consente di spaziare da Shakespeare ai Led Zeppelin a Lady Gaga. Ovviamente cogliendo le relative differenze. Questo è un aspetto del "DISCA-INSEGNAMENTO" sempre ganzo e mai Tormento!


(Gabriele Adriano Gagetti) Caro Claudio... in questa foto (qui ripresa da Facebook come i commenti-lettera) mi permetto di paragonarti al mio mentore - Prof. Corrado Ferretti professore di lettere del corso C Ragioneria a Pisa - quello dei desaparecidos di Via Cardinale Maffi. Benedetta la sua esistenza terrena - lui archeologo post fascista pentito autodefinitosi grullo e cieco, antesignano del non uso della lavagna ligure passeggiava per la classe declamando a memoria  e con larghi gesti del corpo i canti della Divina Commedia. Il suo occhio indagatore vide in me colui che comunque scemo poteva essere iniziato alla lettura dei Sacri Testi.
I sacri Testi ovvero La Storia della Colonna Infame in appendice alla seconda edizione dei Promessi Sposi e sopratutto la metrica Dantesca per la ricerca di qualcosa che altro non era che l'Italiano antico che nei Borghi Toscani ancora si parlava. Bravo continua ottima scelta - ah! dimenticavo anche lui indossava il cappello. Un avana a cui era particolarmente legato perchè residuo della Guerra d'Africa donde fece ritorno, forse perché volontario o come ebbe a sostenere forse perché cieco della sciocchezza di quell'età folle che intonava "Giovinezza primavera di bellezza".

(Claudio Di Scalzo) Caro Gabriele... Gabriele... prima di Via Cardinal Maffi... ma non hai fatto la prima o seconda ragioneria in quella piccola succursale nella via parallela a Corso Italia? Ed io facevo la quinta? Fammi sapere ne necessito per ricavarne un post in epistolare intreccio da pubblicare sul weblog Vecchiano un paese.

(Gabriele Adriano Gagetti) Si - ero al primo anno; Tu e Battente mi nominaste Vs. protetto contro i rigurgiti di una goliardia ormai in agonia. L'anno dopo causa matriarcato mi ritrovai in Via Cardinale Maffi dove ho fatto tutti gli anni fino ala maturità. La causa matriarcale fu la conseguenza del fatto che quella prima fummo solo due i maschietti che passarono al secondo turno. Ci sabatterono in Via Sant'Anna laddove oggi ci sono i dormitori dei sapienti della Scuola Superiore di Perfezionamento. La strada a cui ti riferisci è Via Turati. Per due anni ci mandarono i geometri, poi smantellarono tutto e dal vecchio parcheggio realizzarono la Nuova Corte San Domenico (a chi pace? a me no).
 In Via Sant'Anna non tanto per me, che fra tutta quella fica mi trovavo bene, quanto per il mio compagno di banco timorato di Dio e aduso più alle preghiere che a delle sane e liberatorie masturbazioni, fu deciso di mandarci in Via CARDINALE MAFFI - ovvero nella succursale del terrore. Non per me perchè il professore di Inglese che a quel tempo faceva morti e feriti, rimase folgorato dalla mia padronanza della lingua albionica. Risultato divenni il feticcio "against others"! - epiche furono le sfide contro il campione della BEPPA che tu dovresti ricordare perche' fu la tua professoressa di Inglese. Quando la vidi per la prima volta mi venne a mente la descrizione che fece Battente. L'unica donna con i basettoni che vedi - quella è lei. Beh - se non smetto scrivo un libro.


(Claudio Di Scalzo): Gabriele... ottime coordinate... ne ricavo un'epistolarietà che va conservata. E Pubblicata. Scrivi con umorismo ironico ed autoironico. Dote rara. 

(Gabriele Adriano Gagetti): Furono le Lectio Autodidattiche Pirandeliane che mi dotarono di queste qualità: - pensa te che quel paraculo del Prof. Ferretti, si il mio mentore, quello di prima, all'esame di maturità portò la classe con il Salinari e Ricci appena appena ai Crepuscolari - Gozzano mi stava peso - e il Pirandello e tutto il post decadentismo niente. All'esame. mentre a tutti indirizzava le domande con il membro esterno sui soliti Monti, Foscolo e con quello che voleva portarsi a letto Silvia, su di me piovvero in successione il Giusti e il Pirandello. Siccome si giocava in casa al membro esterno, che sapeva di barese stretto esplosi un Neri Tanfucio senza precedenti e lo schiantai - all'attacco su Pirandello vidi il Prof. Ferretti trasalire rosso dalla vergona, ma non ci fu partita - orientai la domanda da solo sui SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE e fu 2 a zero - palla al centro. Dopo, usci' - il Prof. mi seguì compiaciuto ed io: - Di la verità Corrado su di me potevi contare! . E lui: - per cosa? Ed io - per non farti fare una figura di merda. Se al mio posto c'erano gli altri col cavolo che conoscevano Pirandello!
Cose che solo noi Vecchianesi potevamo fare, educati e pressati come nessun altro dal mitico Collo - Conte di Calafrone che ci vendeva a rate di ogni pur di riempire scaffali di libri (da leggere). Einaudi non pubblicava Pirandello a quel tempo - solo Mondadori lo faceva ma a questo suppliva Medoro il Tabaccaio che metteva in vetrina tutto ll brossurato della Casa allora non di Arcore.
Grazie in ogni caso per la tua pubblicazione - da tempo sto pensando di scrivere un libro di dialoghi sullo stile di Platone - per divertirmi ovviamente. Forse con te trovo lo spunto.

(Claudio Di Scalzo): Potresti anche fare delle incursioni su materiale memoriale ed illustrato vecchianese su questo blog che rimanda al mio libro feltrinelliano: "Vecchiano, un paese" con protagonista Antonio Tabucchi e tanti altri vecchianesi. Libro che, esaurito in catalogo, ho rifiutato di pubblicare presso un altro e più grande editore di Feltrinelli, perché, mentre tanti si son nominati amici di Antonio praticando forme di sanguisuga prassi perché morti di fama, io non ballo sulla cassa del morto celebre. Ed anche questa è la coerenza di Accio.




www.olandesevolante.com 

direzione

CC + CDS







lunedì 9 dicembre 2013

Dizionario Vecchianese: "Scrimbolo" - Di Scalzo/Gagetti






Di Scalzo - Gagetti


DIZIONARIO VECCHIANESE

SCRIMBOLO

(Claudio Di Scalzo detto Accio) - Lo scrimbolo può definire tutto ciò che separa in due parti. Stando il soggetto in una di esse. Un commensale di Lucca (quindi il vernaholo vecchianese s’intride di quello lucchese in molte voci) che ad un pranzo di nozze era toccato il posto proprio nell’an­golo del tavolo esclamò: “Porca vacca! mi tocca sta’ proprio nsullo scrìmbolo!”. “Non star sullo scrimbolo” era usato, a Vecchiano, dalle mamme che tenevano d’occhio i figli mentre giocavano perché non corressero rischi, “vienivia dallo scrimbolo!” . Un gioco dei monelli era di pencolarsi, anche Accio che qui scrive lo faceva, sullo scrimbolo: di un fossato, di uno “smaltino”, di un muretto. Si dormiva sullo scrimbolo se ti ficcavi nel letto dei genitori o ti ci spedivano perché volevan fa’ lor cose d’amor! 


Gabriele Adriano Gagetti) - Bella espressione ancora oggi usata - mentre con la lenta scomparsa del vernacolo lucchese ipotizzo che anche il vecchianese che conosciamo abbia subito delle mutazioni verso il pisano che non è la connotazione naturale del vernacolo primigenio. Un dato che ho potuto verificare che il nostro vernacolo è sempre stato tipico del Paese mentre nelle frazioni si scivola verso quel melting pot di vernacoli che molto probabilment hanno contributio alla formazione del nostro vernacolo. In ogni caso lo scapeggio, il muglio e l' Allllòòòra aperto e beffardo non hanno eguali altrove. In ordine di ipotetica scrittura la frase è questa: ----- Alllllòòòòraah! Parte il muglio secco a bocca stretta con cipiglio severo, seguito da uno scapeggio evidente............dopo escono i vari topino di nidio o nighio da cui deriva altro termine vecchianese "NIGHIONE".
Lo scrimbolo si associava ad un altra parola vecchianese: - Sta attento bimbo sei sullo scrimbolo, se fittoni picchi una cerchialata. Vi torna? - FITTONARE e CERCHIALATA.

In effetti al posto di STA ATTENTO era più facile sentire BADA BIMBO.


...CONTINUA