martedì 24 agosto 2010

Claudio Di Scalzo: Ricordi di scuola di uno strapaesano telematico - 1


  




Claudio Di Scalzo

RICORDI DI SCUOLA DI UNO STRAPAESANO TELEMATICO - 1

Passeggiare, a sera, per Vecchiano è per me come sfogliare un album di fotografie, in bianco e nero oppure in virate seppia. Il “paese” nella bozzettistica toscana ha avuto una grande centralità. Nel secondo Ottocento in pagine di Collodi, Pelosini, Fucini e poi nel primo Novecento in Tozzi, Paolieri. Addirittura Maccari e Malaparte, tra Siena e Prato, ne fecero un chiassoso movimento letterario chiamandolo “Strapaese” in polemica contro chi aderiva a “Stracittà” come Bontempelli. Diciamo che in certe giornate vecchianesi mi sento uno strapaesano telematico. E in tredici anni, da quel mio feltrinelliano “Vecchiano, un paese”, anch’esso incentrato su fotografie, che dà il nome al Weblog, una nuova narrazione su queste strade riserverebbe molte sorprese per i rapidi mutamenti avvenuti tra gli abitanti, la loro composizione, comportamenti, vissuti che a volte si mischiano con la tradizione e altre volte confliggono con essa. Senza rammentare poi la galassia giovanile che stazione in Piazza Garibaldi, nel parco Pier Paolo Pasolini e anche in Piazza Galletti, che però poco illuminata sembra sia anche meta di rischiose gare di motori e a notte alcova automibilistica per coppiette. Ma la mia passeggiata, quando ancora da certe finestre si vedono nei cortili la gente a cena, non corre rischi d’incontrare innamorati travolti dall’eros, ma ricordi sì, ovvio, perché in questa piazza non ancora piazza ma campo di granoturco sfrecciavo bambino con la fionda, e una volta spalmato al posto delle verdure l’asfalto, la traversavo da studente, ma allora non c’erano ingressi sulla piazza né abitazioni tanto ben curate, per raggiungere la casa di un mio compagno di scuola. G***** B. Frequentavamo Ragioneria a Pisa. Nel biennio. E io non ero molto preciso nell’annotare sul diario la lezione per il giorno dopo, i cambiamenti d’orario, i compiti in arrivo. Così mi precipitavo dal compagno di scuola. Lui sempre gentile mi diceva: "Accio, possibile che non annoti mai niente". "Domani scrivo tutto". E lui scuoteva il capo sapendo che non sarebbe accaduto. Assieme trascrivevamo anche lunghe ricerche di scienze da una voluminosa enciclopedia, credo la Treccani, che lui possedeva perché la sua famiglia era benestante e anche la casa aveva più piani, e sua madre usava con me e altri studenti una cortesia squisita che non era quella ciarliera e popolana. Nella casa accanto abitava la signora ******, e il suo nome che è quello del principe dei colori, sia nella cadenza Avorio o Napoli, era declinato in un vezzoso diminutivo, ma non corrispondente al vero perché era alta. Da ******, che insegnava inglese, cugina del padre di G***** B, andavo a ripetizione. Talmente volentieri che se imparavo facevo finta di non aver inteso per ritornarci, da tanto che era bella e ricordava un’attrice del cinema muto, come Greta Garbo, che avevo visto su di un giornale di mio padre. Ricordi, ricordi di scuola stasera, vecchianesi, avendo a mente Mosca che ne fece il titolo di libro fortunato al quale posso aggiungere “telematici”, o “elettronici”, perché li pubblicherò sul mio Weblog "Vecchiano, un paese" e poi su Facebook; e chissà se G***** B abita ancora a Vecchiano, e se la sua giovane sorella, P*******, che ricordo come un demonietto carino, una bambina piena di brio, si ricorda dell’antico compagno di scuola di suo fratello che scandalosamente, per quei tempi, portava i capelli lunghi come Mick Jagger dei Rolling Stones.

Claudio Di Scalzo detto Accio





Probabile continui questa serie di “Ricordi strapaesani telematici”. A breve partirò per la Valtellina, per San Cassiano Valchiavenna dove abito, e portare con me qualche “ricordo di scuola” e di Vecchiano sarà utile per custodire una dolce malinconia, qualcosa di tenero in questo agosto 2010; e i miei studenti, del triennio, grazie al Web, potranno conoscere il motivo per cui, mai, uno di loro prende una nota, o un voto basso perché non ha in ordine diario o compiti. Accio si ricorda com’era e li capisce, e da oggi, sapendo anche dei miei capelli lunghi che facevano irritare i professori fino al rapporto sul registro e ai punti in meno nel compito, potranno ancora più baldanzosamente mostrare i loro tatuaggi, capigliature stravaganti, e bulloni, sicuri di ricevere un mio sorriso comprensivo per la loro gioventù. E anche questi sono ricordi di scuola, da vivere, nel futuro. Tra il Serchio e le Alpi. CDS





  

domenica 22 agosto 2010

Claudio Di Scalzo: Hamburger vecchianese. SEX SESSO EXtrabiliante

   

                                                                      DiscArt, 1975
Hamburger su peluria artificiale - Foto Nikon F 2





Claudio Di Scalzo


SEX - SESSO EXTRABILIANTE



1

HAMBURGER VECCHIANESE

Arrotola gli slip smanettando furiosamente quel turgido affare e pensa a un hamburger sulla piastra della  lingua di lei.
 
 
 



venerdì 20 agosto 2010

Claudio Di scalzo: “Last to die” di Bruce Springsteen. Interrogativi musicali vecchianesi 2


 


S’intende “Last to die” di Bruce Springsteen con il mio terrazzo che guarda la torre campanaria di V. dove nelle fondamenta scavarono tombe odorose le radici dell’ulivo e tuberi in vena di disconoscere ogni razionalità?

 
 
Claudio Di Scalzo detto Accio
20.VII.2010
 
 
 
  

giovedì 19 agosto 2010

Claudio Di Scalzo: Magic di Bruce Springsteen. Interrogativi musicali vecchianesi 1

  


  
S’addice “Magic” Springsteen con via Indipendenza numero 9 a Vecchiano dove il sasso copre un formicaio custode del chicco rubato - per caso - sull’aia nel suo destino invernale?


Questa canzone mi ha accompagnato a luglio e poi ad agosto con annessi e connessi moti interiori e mi ha dato oggi, 19 luglio 2010, il motivetto ideativo per una serie, una serie?, di cartoline, intanto vecchianesi, dove le “mie” canzoni si coniugano al solito, solito?, paesaggio-stato-d’animo di ascendenza romantica. Più le risorse del web, ovviamente. 


Claudio Di Scalzo detto Accio




sabato 17 luglio 2010

Accio: Lapide e post-lapide per Margherita C










ACCIO


MARGHERITA C
EBBE D’UN FIORE IL NOME E LA VITA

POST-LAPIDE
Fra i petali del tuo nome
sconosciuta bambina vecchianese
la voce fresca dell’erba
il ramo con le pesche a luglio
il cielo con lumini al posto di stelle
la luna in eterno bianca palla
per lo stupore del tuo angelico gioco



°°°

Nel cimitero di Vecchiano ci sono antiche lapidi accatastate nell’ossario. Ad alcune ho aggiunto una dedica che spero verrà accettata, questo 16 luglio, da Margherita C ovunque si trovi. Sono nato di sette mesi l’8 dicembre 1952 a rischio di morte, se fosse accaduto anch’io avrei avuto una lapide simile e mi son trovato a pensare cosa avrebbe ispirato al marmista-epigrafista il mio nome di derivazione latina, claudicante, colui che zoppica, nome anche di un imperatore. Forse un ispirato: “Zoppicò brevemente sulla terra, che corra nell’eternità l’auspicio dei genitori” oppure un più alato: “Pochi giorni angelo tra le braccia materne, eternamente tra quelle di Gesù”. Non sarei diventato Accio, né l’uomo di 56 anni che oggi con la stilistica dell’umorismo nero, si concede una sorta di frescura nella giornata afosa, in questo piccolo cimitero, dove i miei antenati riposano e dove mio padre, Libertario detto Lalo, ha una delle sue tombe, perché l’inquietudine e l’avventura gli impongono d’essere nomade anche da morto. CDS, 16 luglio 2010


Una scelta di lapidi si trovano in “Almadoc. 160 anni di cronaca vecchianese” di Piero Chicca

mercoledì 7 luglio 2010

Accio: La mia amicizia con Leoni Fabrizio




                                                            Leoni Fabrizio, da Facebook


LA MIA AMICIZIA CON LEONI FABRIZIO

Oggi mi ha chiesto, su Facebook, l’amicizia un amico con cui giocavo a soldatini, a figurine, quand’ero piccolo: Leoni Fabrizio. Suo padre, “Il pesciaio” aveva una pescheria, da qui il nome comune che diventa soprannome-nome. Il Pesciaio era amico di Lalo e gioavano spesso a carte assieme. Pubblico il nostro scambio avuto nei "messaggi". Che prende le mosse dai “racconti” sulla morte di Mauro Puntoni e su storielle a lui legate.

                                                                             °°°

O Fabrizio... ma che hai i baffi bianchi!... che tempi quando si giocava insieme... mi fa piacere scambiarci su Fb... e con il Blog Vecchiano un paese bisogna raccontare Vecchiano assieme... ho cominciato con il Puntoni... ma di personaggi ce ne sono tanti... anche i nostri mitici genitori! a presto, Claudio

                                                                             °°°

Ciao Claudio...ormai il bianco è un colore predominante...eh...eh....ho letto i tuoi commenti e quelli di Mariano e sinceramente devo dirti che mi sono venute le lacrime agli occhi....cosa vuoi farci sono un maledetto sentimentale.....da quando ho perso tutti e due i genitori vado spesso al cimitero a trovare non solo loro ma tutti i miei carissimi concittadini....ognuno di loro un pezzo di vita... è un piacere anche per me ritrovarti....che tempi...Io ...te...Sergino…Emiliano...Albertino... ciao Accio a presto!

                                                                             °°°
Fabrizio... quando vengo a Vecchiano, in agosto ci sto tutto il mese e a luglio sono a Marinella di Sarzana ma capito spesso dalla Nada... si chiacchiera assieme... tu e gli altri mi raccontate le storie e io le scrivo o lo facciamo assieme... (miglior ruolo uno scrittore non può avere secondo me) così oltre che andare al cimitero come tu fai e io faccio con Lalo, appena esco a Pisa Nord e taglio tra i campi, i nostri genitori li facciamo ancora vivere nella storia di un paese on line... abbraccio, Claudio Di Scalzo detto Accio





martedì 6 luglio 2010

Mariano Nencini: Tre brevi storie su Mauro Puntoni



Ivano Boschetti, Mariano Nencini, Mauro Puntoni





Mariano Nencini

TRE BREVI STORIE SU MAURO PUNTONI

Caro Claudio detto Accio,... per capire la vita di Mauro nel contesto del paese bisogna prima spendere due parole sulla sua persona. Non è stata certamente la sua una vita facile, da ragazzi per il suo modo di fare semplice e bonario e un po’ per il suo fisico, robusto ma dotato di una forza e agilità non indifferente, anche se era spesso al centro di scherzi, lui stesso si definiva “il pallino rosso”, era bene inserito nel gruppo, aveva un modo di esprimersi incredibile. Passando gli anni da adulto, ha avuto una breve esperienza lavorativa, ha lavorato alla Italsiux, facevano scarpe, ma lì purtroppo forse per l’inesperienza o anche per un po’di leggerezza da parte sia della direzione e di altre persone che non sono riuscite a gestirlo in un ambiente come quello è stato allontanato come violento dopo pochi mesi, ha passato il resto della sua vita da disoccupato, cercando inutilmente un altro lavoro.Verso i venti anni prese una sbandata per una certa Sandra che batteva a Viareggio e per un po’ di tempo per lui divenne l’unico argomento e stressava tutti per andare a Viareggio a trovarla… Poi col passare degli anni gli amici coetanei del muretto, un po’ per motivi familiari e un po’ per lavoro si sono allontanati dal bar La Pergola e dalla vita della piazza e lui piano piano si è chiuso, è uscito sempre di meno fino a passare tutto il giorno in casa, accontentandosi di qualche sigaretta e la tivù a tutta voce. La Metella, sua madre, diceva che la faceva diventare cieca dal fumo e sorda dal rumore, questa cosa l’à detta anche il Parroco di San Frediano durante la messa funebre. Con la morte di sua madre è andato a vivere in un istituto sulla via Tosco-romagnola “ I re magi “, siamo andati a trovarlo, stava bene, era accudito benissimo e seguito anche a livello dietetico. Se non si fosse presentato questo problema sarebbe campato cento anni .
Ora ti racconto alcuni episodi:
   
LA PENNA STILOGRAFICA

Alle elementari lui occupava il banco dietro me, davanti io e Massimo Magagna e dietro lui e Piero Milani (il Fiorentino), dietro due ripetenti che non gli davano pace. Per scrivere usavamo la penna stilografica, quella che si caricava a pompa come le siringhe e per non sbaffare asciugavamo lo scritto con la carta assorbente, lui ne teneva una sempre pronta davanti e noi gliela chiedevamo in prestito ma poi finiva sempre per essere stracciata, Mauro ne metteva fuori un’altra ma finiva allo stesso modo, alla terza quando ci giravamo indietro per prenderne un’altra lui ci aspettava con in mano la penna e avendo tolto il tappo posteriore e tenendo il pollice sulla pompa ci urlava: “Vaccèo vaccèo”( vi acceco vi acceco ) e il maestro Tabucchi si incazzava .
 

AL RITORNO DALLE VACANZE

Ai primi anni Settanta acquistai una Dyane, che ho tuttora, e d’estate con gli amici, per le vacanze andavamo a fare dei viaggi di alcune settimane, al ritorno di uno di questi viaggi parcheggiata la Dyane davanti alla Pergola ero dentro a raccontare le avventure del viaggio quando arriva Mauro, mi guarda, mi mette una mano sulla spalla e mi dice: “Sei tornato?”, io gli rispondo: “No”, lui ripete: “Dai, sei tornato” ed io seccamente “No!”, lui mi stringe per un braccio e, con un sorriso che mi sembra di vedere ora, mi dice: “Dai... lo so che sei tornato. Ho visto la macchina fuori!” - con espressione che sembrava dirmi: “Non fare il furbo!”-.
 

LA CENA DEL '48

Qualche anno fa, quando abbiamo compiuto i cinquanta anni abbiamo organizzato una cena, che poi è rimasta una consuetudine negli anni successivi, contemporaneamente abbiamo regalato una coppa con scritto i nomi della nostra classe al nostro maestro delle elementari Ivo Tabucchi che faceva cinquanta anni di matrimonio. Andammo a casa di Mauro per metterlo al corrente e per invitarlo alla cena che sarebbe stata fatta all’ Hotel Bixio alle Focette che è di proprietà di Paolo Donati anche lui nostro compagno di classe, lui il un primo momento non voleva assolutamente venire, poi noi e la sua mamma siamo riusciti a convincerlo, alcuni giorni prima della cena siamo tornati a casa sua per definire i dettagli e la Metella (sua madre) era molto contenta che lo portavamo un po’ in giro e ci fece vedere il vestito in camera, appeso a una cruccia, pronto per essere indossato. La sera della cena io con Franco e Giancarlo andammo a prenderlo ma lui, con decisione ci disse che non veniva e nonostante sia noi che sua madre cercassimo di convincerlo non riuscimmo a fargli cambiare idea. Passarono più di due anni, non lo avevo più visto, un giorno lo vidi in lontananza che stava rincasando col suo andamento caratteristico, passi corti e veloci, io ero in bicicletta, lo raggiunsi e lo chiamai: Mauro!, lui si girò, mi guardò serio e mi disse:“ tanto a cena un (non) vengo”.
Ora ti saluto perché incomincio a emozionarmi...
  

                                                  °°°



Nella prima foto: Mauro alla Pergola; nella seconda foto in calce: Ivano Boschetti, io e Mauro al Gruppo culturale “Howl” (Mariano Nencini)

                                                 Mauro Puntoni


Le "Tre brevi storie su Mauro Puntoni", seguono quella di Giorgio Marianetti Affettuoso ricordo di un atipico puttaniere", 28.VI."010) e di Claudio Di Scalzo (In ricordo di Mauro Puntoni", 7.VI.2010). Il weblog "Vecchiano un paese" si conferma nelle sue narrazioni su vite non illustri come un vero e proprio spazio glocale che accoglie la storia di un paese, Vecchiano, nel molteplice del mondo. Vedendo realizzarsi un progetto on line, che sarà ospitato anche su OLANDESE VOLANTE a settembre, ed essendo io stesso uno strapaesano telematico, sono lieto di quanto accade. Le "narrazioni" di Giorgio Marianetti, e di Mariano Nencini, danno l'idea di come in Toscana il racconto orale sia perno di sedimentazioni memoriali che riecheggiano una tradizione, quella del bozzetto e della storiella esemplare e che trascritte assumono un valore letterario. Credo anche che questa "tradizione" possa on line, dentro contenitori e spazi adatti, trovare un suo inedito sviluppo. A questo mi dedicherò in questa mia estate nel pisano. Claudio Di Scalzo 






DIREZIONE
Chiara Catapano - Claudio Di Scalzo